Canto VIII

Questa lor tracotanza non è nova;

ché già l’usaro a men segreta porta,

la qual sanza serrame ancor si trova. 126

Sovr’essa vedestù la scritta morta:

e già di qua da lei discende l’erta,

passando per li cerchi sanza scorta,

tal che per lui ne fia la terra aperta».

Qui si riferisce all’iscrizione che ammonisce intorno alla dannazione eterna (cfr. III: 1-9)

‘Per me si va ne la città dolente,

per me si va ne l’etterno dolore,

per me si va tra la perduta gente. 3

Giustizia mosse il mio alto fattore;

Fecemi la divina podestate,

la somma sapienza e ‘l primo amore. 6

Dinanzi a me non fuor cose create

se non etterne, e io etterno duro.

Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate’.9

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